Ri-allenarsi a sognare


Siamo sedute una davanti all’altra, c’è silenzio nella stanza.
Non un silenzio di quelli imbarazzati (c’è confidenza e fiducia tra di noi) ma uno di quelli in cui una cliente si ferma a pensare, perchè dopo la tua domanda ha bisogno di tempo, ha realizzato qualcosa.

Amo quel momento anche se so che non è sempre facile per chi mi sta seduto di fronte. So che W. (la chiamerò così) ha superato dei momenti difficili nella sua vita da expat, ha da poco tirato fuori la testa dall’acqua, deciso di prendersi cura di se stesssa, di dedicarsi tempo.

E quando ritrovi equilibrio, la voglia di fare e di avere prospettiva riemerge potente. Quindi spesso l’obiettivo successivo per chi si è fermato per tanti anni è: “voglio tornare a lavorare ma non ho idea di cosa fare”.

Il suo “non ho idea di cosa fare” abbraccia tante cose: non ha idea di da dove partire, si chiede se sarà in grado di fare qualcosa e, sempre per ultimo, si chiede cosa vuole fare.

Ci guardiamo, le ho appena chiesto:
“cosa faresti, se non avessi vincoli di nessun tipo, se tutto fosse possibile?”

Bianco (o forse nero), paralisi, sabbie mobili, un brivido di eccitazione subito spento dalla paura, come un cerino quando cerchi di accenderlo nelle serate ventose.
Mi guarda come dire “ma che cavolo di domanda è questa”, ma con educazione dice solo “bella domanda”.

Stiamo così, in silenzio per qualche minuto, poi fa un sospiro profondo, un pò stupito e mi dice “come è possibile? non riesco a pensare a niente”.
Non c`è rammarico nella sua voce, ma semplice ed a volte liberatoria presa di coscienza che il “sognare”, il guardare oltre la semplice realtà o lista delle cose da fare, oltre agli obiettivi pratici, può essere difficile se non ti alleni.

Molti pensano che “sognare ad occhi aperti”, così profondamente che riesci a provare quello che sentiresti vivendo veramente quelle situazioni, sia roba da bambini.
Invece non lo è.
È un primo passo fondamentale che ci dice se siamo realmente capaci di esplorare tutte le possibilità che abbiamo a disposizione o se ne vaglieremo solo alcune.

Nel mio periodo buio (chiamiamolo così che fa molto autrice tormentata), per provare a spiegare a mio marito cosa sentivo, quell’indescrivibile sensazione che ti manca un pezzo ma non sai quale, mi ritrovavo a dirgli “non riesco più a sognare ad occhi aperti” a vedere quello che non è qui e ora.
E per me questo è come carenza d’ossigeno.

Quanto ti sei abituato a definire cosa fare in base al fatto che a priori pensi che sia fattibile?

E, fatta in questo momento ed in questo modo, pensi davvero che sia un’efficiente analisi di fattibilità?

Quando le persone piano piano cercano di rispondere alla mia domanda “cosa faresti, se non avessi vincoli di nessun tipo, se tutto fosse possibile?” iniziano sempre con delle ironiche recriminazioni sul fatto che da nessuna parte tutto è possibile, oppure inseriscono delle giustificazioni negative per castrare a priori ogni affermazione che fanno:
“il pittore” … ma a disegnare sono un disastro
“la scrittrice” … ma scrivevo una volta.. roba orrenda sai?!

Perché darci il permesso anche solo mentale di sognare tutto ciò che vogliamo suona pretenzioso ed inarrivabile.

Invece è essenziale farlo o riallenarci piano piano a farlo aprendo piccole porte, una alla volta.

È un pò come fare zoom out su Google Hearth. Se non sali di altezza, se non guardi dall’alto come fai a vedere cosa hai a disposizione?

Solo dopo puoi, piano piano, ingrandire l’immagine, scegliere una zona, definire una strada e verificarne la fattibilità.

E tu?

Cosa faresti, oggi, se non avessi vincoli di nessun tipo, se tutto fosse possibile?

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