BILINGUISMO E MULTILINGUISMO NEI BAMBINI – prima parte 1


Sono passati quattro anni da quando sono arrivata a Zurigo, ma ricordo ancora come se fosse ieri quando ho salutato mia figlia per il suo primo giorno di scuola in una classe in cui lei non avrebbe capito una parola.

Lei mi ha sorriso ed è entrata decisa, ma conosco bene gli occhi del mio felino preferito ed erano pieni di timori ed incertezze.

Io le ho sorriso e l’ho salutata con entusiasmo, ma mi sono detta “speriamo di aver fatto la cosa giusta”.

Entusiasmo e prospettiva accompagnano l’apprendimento di una nuova lingua da zero tanto quanto dubbi, sensi di colpa e domande.

Per questo inizia oggi una serie di interviste con Karin Martin, esperta di bilinguismo e multilinguismo nei bambini, con l’obiettivo di dare uno spunto e sostenere tutte le famiglie che in questo periodo cominciano la loro avventura in un nuovo paese e con una nuova lingua.

In questa prima intervista prenderemo in considerazione i bambini che si spostano e devono imparare una nuova lingua ALL’INIZIO DELL’ETÀ SCOLARE.

Buona lettura e buon inizio di una nuova avventura!


CIAO KARIN,

CI RIASSUMERESTI IN POCHE PAROLE DI COSA TI OCCUPI?

Sono Karin, italiana residente in Austria. Lavoro come consulente per il multilinguismo: aiuto le famiglie che crescono i figli con più di una lingua ad affrontare il percorso serenamente, supportandole con consigli pratici per capire e facilitare l’apprendimento linguistico dei loro bambini.

CI RACCONTI UN PÒ LA TUA STORIA E COSA TI HA PORTATO AD OCCUPARTI DI MULTILINGUISMO?

Le motivazioni che mi hanno portato ad avvicinarmi a questo lavoro vengono da lontano. Mia mamma è sudtirolese e le sarebbe piaciuto trasmettermi la lingua tedesca quando ero bambina, ma è stata dissuasa dalle mie maestre delle elementari che temevano che due lingue mi avrebbero causato confusione e avrebbero rallentato il mio percorso scolastico. Per cui io mi sono sentita per anni una sorta di “bilingue mancata”, come se avessi perso la mia grande occasione di crescere con più di una lingua.

Le lingue le ho studiate in seguito, prima all’università e poi sul campo, viaggiando e vivendo in diversi paesi europei. Il Dottorato di Ricerca in Linguistica e le successive specializzazioni mi hanno permesso di approfondire il tema che più di tutti mi affascina: lo sviluppo multilingue nei bambini, ma anche quello dell’apprendimento delle lingue straniere negli adulti e delle difficoltà connesse.

Nel 2011 mi sono trasferita in Carinzia, una regione austriaca molto particolare, al confine con Italia e Slovenia, che accoglie molti lavoratori internazionali e italiani.

Mi sono accorta ben presto di una importante necessità delle famiglie che si trasferiscono all’estero con i bambini: hanno bisogno di essere rassicurate sull’apprendimento linguistico dei loro figli, hanno bisogno di consigli pratici e di avere risposte che si basino sulla ricerca e non su falsi miti o pregiudizi.

Così ho cominciato a collaborare con un club e una scuola internazionale, inizialmente scrivendo articoli sul bilinguismo e, successivamente, proponendo una conferenza sul tema e un corso di formazione per insegnanti. Il riscontro del pubblico è stato enorme, la conferenza si è poi trasformata in una serie di incontri a tema e workshop in piccoli gruppi e, successivamente, in consulenza individuale. Oggi offro questi incontri (webinar) e la consulenza personalizzata anche online.

Io preferisco adottare la definizione più ampia possibile: il bilinguismo è la capacità di saper esprimere i propri pensieri in più di una lingua e il multilinguismo, per forza di cose, è la capacità di sapersi esprimere in più di due lingue.

Se chiedo a un monolingue di darmi la definizione di bilinguismo, questo mi dirà sicuramente la capacità di sapersi esprimere “perfettamente” in due lingue diverse. Ecco, è proprio quel “perfettamente” a suonarmi un po’ male. Chi cresce con una sola lingua ha il mito del bilingue perfetto, che non fa errori, che non ha accenti, come se fosse due monolingui nella stessa persona.

La realtà però è un’altra, perché le variabili che possono influenzare l’apprendimento linguistico sono davvero tante, a cominciare dall’età in cui entriamo in contatto con le diverse lingue. E in base a queste diverse variabili, esistono diverse “etichette” che possiamo adottare e che sono necessarie per fare ricerca, per esempio bilinguismo precoce, bilinguismo tardivo, bilinguismo additivo, sottrattivo, bilanciato, ecc. E quindi diventa complicato dare una definizione di bilinguismo perché dovremmo chiederci: quanto bene dobbiamo sapere le lingue per definirci bilingui? Siamo bilingui solo se siamo entrati in contatto con le lingue dalla nascita? Siamo bilingui se ci siamo trasferiti all’estero all’età di 12 anni e abbiamo iniziato a studiare una seconda lingua? Siamo bilingui se i nostri genitori parlano lingue diverse ma noi scegliamo di usarne una sola? Siamo bilingui se lavoriamo come interpreti? Il multilinguismo poi è ancora più complicato perché diventa fondamentale chiedersi anche con chi e con quale frequenza usiamo queste lingue, in quali contesti e momenti della nostra vita. Per esempio un bambino nato in una famiglia italiana, che frequenta una scuola internazionale in inglese e vive in un paese tedescofono crescerà sicuramente con tre lingue ma la competenza che riuscirà a raggiungere in queste lingue potrà variare a seconda del contesto e dell’uso che ne farà nel corso della propria vita. Per esempio, per quanto riguarda il lessico, probabilmente conoscerà i termini matematici in inglese ma non in italiano, per il semplice fatto che ha studiato la matematica in lingua inglese.

QUALI SONO LE CRITICITÀ PIÙ IMPORTANTI CHE CI DOBBIAMO ASPETTARE NEI PRIMI ANNI DI TRASFERIMENTO E CONTATTO CON LA NUOVA LINGUA?

In base alla mia esperienza professionale e personale, le difficoltà che si possono incontrare sono diverse e dipendono da molti fattori, per esempio dal paese in cui ci spostiamo e dalla vicinanza della nuova cultura con la nostra cultura di origine, ma anche dall’atteggiamento generale della famiglia.

Se prendiamo in considerazione i bambini che si trasferiscono all’inizio dell’età scolare, dobbiamo tener presente una serie di aspetti collegati non solo all’apprendimento di una nuova lingua e all’inserimento in un nuovo contesto scolastico (con una organizzazione e un sistema di valori diverso dal nostro), ma anche all’abbandono di un posto sicuro, famigliare e amato, per inserirsi in un nuovo contesto sociale, sconosciuto, che può fare paura e di cui all’inizio magari non si capisce molto.

Sicuramente, una delle maggiori preoccupazioni per una famiglia che si trasferisce all’estero con bambini in questa fascia d’età, riguarda l’apprendimento della nuova lingua e l’inserimento nella nuova realtà scolastica.

Molti genitori si chiedono in quanto tempo il loro bimbo imparerà l’altra lingua, alcuni temono che farà confusione e dopo qualche mese si chiedono perché ancora non parla. Si chiedono se sarà in grado di integrarsi con i compagni e alcuni non sanno bene come aiutarlo, soprattutto quando loro stessi non parlano la lingua della scuola. Altri, inoltre, si chiedono se sia il caso di insegnare a leggere e scrivere anche in italiano, perché in fondo ci tengono a mantenere le loro radici culturali.

Naturalmente sono tutte preoccupazioni legittime e sulle quali è fondamentale fermarsi a riflettere, ma ci sono almeno due cose, tra loro connesse, sulle quali a mio parere dobbiamo assolutamente concentrare la nostra attenzione quando siamo preoccupati per l’apprendimento linguistico nei bambini: il fattore tempo e la fase del silenzio.

  • Fattore tempo

Uno dei miti più comuni sul bilinguismo/multilinguismo è che i bambini sono come delle spugne, imparano velocemente e senza sforzo le lingue che li circondano perché le assorbono proprio come una spugna assorbe l’acqua. Questo pensiero deriva probabilmente dal confronto tra bambini e adulti che imparano una lingua straniera: per gli adulti risulta più complicato, serve tempo, molto impegno e dedizione, invece i bambini sembrano imparare senza che se ne accorgano. Purtroppo a causa di questo mito tendiamo ad essere molto esigenti con i nostri bambini e a preoccuparci troppo in fretta se vediamo che dopo qualche mese il bambino non parla.

Durante i miei incontri per i genitori non mi stanco mai di ripetere che il bilinguismo è un progetto a lungo termine. È vero che i bambini imparano più velocemente, ma spesso non diamo loro il tempo necessario perché siamo troppo ansiosi. Inoltre, per molti bambini, il primo contatto con la seconda lingua avviene proprio durante il primo giorno di scuola, un giorno che di per sé è carico di nuove emozioni, di aspettative e di paure.

Molti mi chiedono quanto tempo ci vuole perché il bambino impari la nuova lingua.

Non c’è una risposta valida per tutti i bambini, perché l’apprendimento linguistico è influenzato da moltissimi fattori, sia esterni, quindi collegati al contesto in cui il bambino è inserito, sia interni al bambino stesso, come per esempio il suo atteggiamento o il suo bisogno di integrarsi con i compagni.

Molti linguisti suggeriscono di considerare un periodo di circa due anni affinché il bambino acquisisca le competenze di base, grazie alle quali riuscirà a socializzare e a comunicare con i compagni; e un periodo che va dai cinque ai sette anni per acquisire le cosiddette competenze accademico-cognitive, ovvero il linguaggio specialistico che gli permette di affrontare senza intoppi tutto il percorso scolastico. Ma in ogni caso ci tengo a ribadire che dipende anche molto dall’età in cui avviene il primo contatto con la lingua straniera.

  • Fase del silenzio

Molti genitori (ma anche molti insegnanti non abituati a lavorare con bambini che crescono bilingui) temono quella che negli studi di linguistica viene definita come la “fase del silenzio”.

Si tratta di un periodo più o meno lungo che può variare da alcuni mesi fino ad un anno, in cui il bambino è in contatto con la seconda lingua ma non la parla. E la preoccupazione deriva proprio dal fatto che ci aspettiamo che un bambino assorba la lingua e la impari velocemente, e anche dai confronti che ci troviamo a fare con famiglie che sono nella stessa situazione e i cui figli invece hanno cominciato a parlare quasi fin da subito.

È fondamentale sapere che questa fase è assolutamente normale e non deve essere causa di frustrazioni, alcuni bambini hanno semplicemente bisogno di più tempo per “sintonizzarsi” col nuovo contesto linguistico prima di cominciare a parlare. Se il bambino vi sembra sereno e continua a comunicare con voi nella lingua di famiglia senza problemi, allora non c’è motivo di preoccuparsi. Molto spesso succede che dopo questa fase di silenzio, si verifichi una sorta di esplosione comunicativa in cui il bambino all’improvviso comincia a parlare senza paura la lingua straniera che per alcuni mesi ha solo ascoltato. In realtà durante questa fase, il bambino sta imparando moltissimo e capisce molto più di quello che sembra, è come se si trovasse in una fase di riflessione e ricerca, un piccolo linguista che osserva questo nuovo oggetto linguistico prima di cominciare ad utilizzarlo.

IN CHE MODO LA FAMIGLIA PUÒ SOSTENERE NEL PRIMO PERIODO I FIGLI CHE APPRENDONO LA NUOVA LINGUA IN UN PAESE STRANIERO?

È necessario riflettere sul fatto che la famiglia, e in modo particolare l’atteggiamento generale nei confronti della crescita multilingue dei figli, ha un ruolo molto importante durante i primi anni di scuola e può influenzare in parte l’apprendimento. I bambini infatti percepiscono le paure e le insicurezze dei genitori, ma in realtà hanno dentro di sé tutti gli strumenti per affrontare questo percorso. La famiglia può facilitare l’apprendimento linguistico dei bambini in molti modi, primo fra tutti mantenendo un atteggiamento positivo e di fiducia nei confronti dei loro piccoli: tutti i bambini nascono con la straordinaria capacità di apprendere più di una lingua, per cui diamo loro il tempo di farlo. È fondamentale creare una relazione positiva tra la lingua di casa (o le lingue di casa) e la lingua della scuola.  Sono diversi i consigli pratici che si possono seguire, ne ho scelti tre:

  • Creare quanti più contatti possibili con la nuova lingua, se possibile anche prima dell’inizio della scuola. Andate al parco, cercate dei gruppi di gioco o gruppi sportivi in cui la comunicazione non è fondamentale, perché i bambini imparano giocando, divertendosi e senza l’ansia di essere valutati o giudicati.

 

  • Costruire un ponte tra scuola e famiglia. Il bambino deve sentire che i suoi genitori sono orgogliosi dei progressi che sta facendo nella seconda lingua. Entrate in contatto con gli insegnanti e informatevi sui progressi del bambino, cercate di conoscere altre mamme, partecipate alle attività extra scolastiche. Provateci anche se non conoscete la lingua perché la cosa importante è mostrate interesse! Apprezzate ogni piccolo sforzo e risultato dei vostri bambini, controllate i compiti anche se non capite la lingua. Sottolineate e lodate quello che vostro figlio sa già capire e dire, piuttosto che quello che deve ancora imparare.

 

  • Fate spazio alla nuova lingua in casa e in famiglia. Se non parlate la lingua del posto, iscrivetevi ad un corso e considerate l’apprendimento della nuova lingua come un gioco che coinvolge tutta la famiglia. Ricordate che la prima lingua funziona come facilitatore per l’apprendimento della seconda. Se lo ritenete necessario scrivete un elenco di parole utili per l’inizio della scuola e provate a tradurle assieme a vostro figlio, potete anche fare una lista per la maestra se vi sembra opportuno. Create uno spazio per la seconda lingua nella cameretta, dove mettere i nuovi libri che potete cominciare a sfogliare o addirittura a leggere insieme, vedrete che piano piano sarà vostro figlio a leggere per voi e a correggere i vostri errori di pronuncia.

Se anche tu ti sei trasferita da poco e affronti i dubbi e le difficoltà di crescere dei figli bilingui speriamo di averti offerto degli utili spunti di riflessione.

Grazie Karin per il tuo entusiasmo contagioso e per la professionalità preziosa che hai messo a nostra disposizione.

Per chi fosse interessato a seguire o contattare Karin, qui trovate il suo sito Internet:

http://www.karinmartin-linguist.com/?lang=en

la sua pagina Facebook: https://www.facebook.com/multilingual.garden/

 

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Un commento su “BILINGUISMO E MULTILINGUISMO NEI BAMBINI – prima parte

  • Karin

    Thank you so much Giada! It was a pleasure for me and I hope I was able to give some useful tips to the families out there, living their life with more than one language!